{"id":672,"date":"2019-01-28T14:26:49","date_gmt":"2019-01-28T13:26:49","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pacinotti.edu.it\/novus\/?p=672"},"modified":"2024-02-27T14:30:30","modified_gmt":"2024-02-27T13:30:30","slug":"autonomia-o-indipendenza-per-la-nostra-sardegna","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pacinotti.edu.it\/novus\/2019\/01\/28\/autonomia-o-indipendenza-per-la-nostra-sardegna\/","title":{"rendered":"Autonomia o indipendenza per la nostra Sardegna?"},"content":{"rendered":"<p>A questa domanda, da secoli, i nostri antenati hanno dato la loro risposta, non sempre unitaria e lineare. Ancora oggi il dibattito, la riflessione e l\u2019approfondimento su questi temi, cos\u00ec attuali per la nostra Isola, sono tutt\u2019altro che conclusi.<\/p>\n<p>Anche noi di NOVUS vogliamo offrire il nostro contributo a questa discussione, dando la parola a due insegnanti della nostra scuola, entrambi docenti di Filosofia e Storia: la professoressa Rita Saiu e il professor Stefano Soi.<\/p>\n<hr \/>\n<blockquote><p>Meglio autonomia o indipendenza? Perch\u00e9?<\/p><\/blockquote>\n<p><strong>Professoressa Saiu:<\/strong><\/p>\n<p>\u201cPenso che l\u2019autonomia sia una soluzione che preservi l\u2019identit\u00e0 e nel contempo apra al dialogo con identit\u00e0 diverse; occorre garantire il rispetto della specificit\u00e0, ma in un\u2019ottica nazionale, europea, mediterranea, cosmopolitica. La necessaria consapevolezza della propria identit\u00e0 non pu\u00f2 esprimersi in una definizione autoreferenziale e immutabile (A=A), n\u00e9 pu\u00f2 coincidere con l\u2019esaltazione acritica dell\u2019esistente. Remo Bodei propone un tipo di identit\u00e0, \u201csimile ad una corda da intrecciare: pi\u00f9 fili ci sono, pi\u00f9 l\u2019identit\u00e0 individuale e collettiva si esalta\u201d. Bisogna superare il paradosso odierno \u2018che quanto pi\u00f9 il mondo tende ad allargarsi e ad integrarsi, tanto pi\u00f9 sembra che a queste aperture si reagisca con chiusure dettate dalla paura e dall\u2019egoismo, con la rinascita di piccole patrie\u2019\u201d.<\/p>\n<p><strong>Professor Soi:<\/strong><\/p>\n<p>\u201cSicuramente come orizzonte politico, in maniera totalmente pacifica e all&#8217;interno del quadro giuridico esistente, sarebbe meglio attivare dei percorsi e processi, come ci sono gi\u00e0 d&#8217;altronde, che puntino all\u2019indipendenza. I limiti dell\u2019autonomia li abbiamo sotto gli occhi. Eleonora d&#8217;Arborea dopo soli 16 anni, lo dice nella prefazione della Carta de Logu, si era sentita in dovere di convocare i maggiori giuristi dell&#8217;epoca per redigere una Carta Costituzionale di 192 capitoli. Lo fece \u201cpro su beni dessa Repubblica sardisca\u201d e \u201ccun sa virtude dess&#8217;amori\u201d. Per il bene dei sardi e per amore dei sardi. Oggi dopo pi\u00f9 di sessant&#8217;anni non si riesce neanche ad aggiornare un articoletto di una carta dell&#8217;autonomia e si \u00e8 convinti che di tanto in tanto qualcun altro venga a spiegarci come fare. La cultura indipendentista gandhiana, oggi ormai diffusa nell&#8217;isola, \u00e8 stimolante cos\u00ec come lo \u00e8 o dovrebbe esserlo la vera cultura. Nel momento in cui si immagina qualcosa di nuovo, nella costruzione di una nuova realt\u00e0 politica, si mettono in gioco tutte le energie umane ed intellettuali, tutte le capacit\u00e0 di ricerca e di innovazione che sono l&#8217;anima di un popolo. Nel processo creativo vengono nutriti quei desideri di accogliere nella nostra terra le cose migliori del mondo.<\/p>\n<p>La storia cambia, nella vita materiale niente \u00e8 eterno e rimane uguale a se stesso, io continuo ad essere dell&#8217;avviso che si deve sempre aver in mente e lavorare per un piano B, ci si deve sempre far trovare pronti quando le occasioni per migliorare la tua vita si presentano. Questo dovrebbe essere un imperativo per i governanti della nostra terra\u201d.<\/p>\n<blockquote><p>Quali sono le radici sociali, culturali e religiose del popolo Sardo?<\/p><\/blockquote>\n<p><strong>Professoressa Saiu:<\/strong><\/p>\n<p>\u201cDalla preistoria all\u2019et\u00e0 medievale, dall\u2019et\u00e0 moderna della Sardegna spagnola e sabauda ai nostri giorni, sono radici eterogenee legate anche alle diverse dominazioni succedutesi nell\u2019isola, che hanno portato \u201crinascenza\u201d da un lato, ma anche problemi, proteste e rivolte contro l\u2019asservimento, contro il metodo negativo \u201csabaudo\u201d e l\u2019incomprensione culturale legata alla considerazione del Sud come popolato di \u201cbarbari irredimibili\u201d, gente da colonizzare\u201d.<\/p>\n<p><strong>Professor Soi:<\/strong><\/p>\n<p>\u201cNoi, come tutti gli uomini, siamo quello che ci raccontiamo ma \u00e8 importante ricordare che ci raccontiamo anche in funzione di quello che vorremmo essere. Non possiamo ammirare un antico popolo di navigatori senza chiederci come mai, ora, il mare ci faccia apparire l\u2019Isola come una prigione. Non possiamo raccontarci la storia di un popolo libero che si confrontava con tutto il Mediterraneo e non chiederci come mai, oggi, ci siamo ridotti a guardare il mondo da una fessura che d\u00e0 solo su Roma. Esisteranno sempre i detrattori e coloro che renderanno le storie torbide e finalizzate a giustificare l&#8217;esistente. Dipende sempre dall&#8217; orizzonte in cui ci vorremo muovere. Le nostre radici, in altre parole, parafrasando Franciscu Sedda, sono quelle che vorremo darci, sono quello che noi vorremo essere, sono davanti a noi\u201d<\/p>\n<blockquote><p>In che modo il popolo Sardo potrebbe vivere la propria indipendenza\/autonomia?<\/p><\/blockquote>\n<p><strong>Profesoressa Saiu:<\/strong><\/p>\n<p>\u201cCon la valorizzazione delle proprie radici, ma anche con la consapevolezza della necessit\u00e0 di appartenenze pi\u00f9 ampie di quelle locali: come dice Umberto Eco ciascuno si identifica con la cultura in cui \u00e8 cresciuto, senza che questo implichi giudicare \u201cinferiori\u201d le altre, ma le radici sono pi\u00f9 ampie di quelle regionali o nazionali. Oggi la circolazione delle persone comporta una circolazione di modelli e valori che favoriscono la creazione di riferimenti comuni. Stefano Rodot\u00e0 parla di \u201cturismo dei diritti\u201d, cio\u00e8 il patrimonio dei diritti si amplia rispetto a quello messo a disposizione dal proprio paese: \u2018cos\u00ec la cittadinanza si dilata. Si diventa cittadini del mondo grazie ad un accesso ai diritti che scavalca le frontiere\u2019\u201d.<\/p>\n<p><strong>Professor Soi:<\/strong><\/p>\n<p>\u201cVivrebbe la propria indipendenza come la vivono Malta, San Marino, tutte quelle micro-regioni del mondo che hanno saputo valorizzare se stessi, il proprio patrimonio culturale, la propria terra e hanno saputo, nello stesso tempo, integrarsi nel mondo. Il numero non \u00e8 mai stato un problema nella costruzione di nuove realt\u00e0 politiche, conta invece, come in tutte le cose, la qualit\u00e0 delle persone. Ed in Sardegna ne abbiamo tanta. Duecentomila persone, se non sono in grado e non si sentono capaci, possono fare danni enormi, mentre bastano anche solo 3 persone di qualit\u00e0 per fare cose molto belle. N\u00e9 ovviamente conta l&#8217;estensione, l&#8217;Olanda \u00e8 appena pi\u00f9 grande della Sardegna, deve fare i conti con freddi polari per duecento giorni l&#8217;anno, ma soffre il freddo meno di noi e offre sicurezza a circa diciotto milioni di persone\u201d.<\/p>\n<blockquote><p>Quali sono i punti deboli e i punti di forza della nostra Isola?<\/p><\/blockquote>\n<p><strong>Professoressa Saiu:<\/strong><\/p>\n<p>\u201cUn elemento di debolezza \u00e8 la scarsa conoscenza della geografia, della storia e della cultura dell\u2019isola. Quanto alla lingua, la sua valorizzazione non dovrebbe avvenire attraverso l\u2019imposizione di una lingua sarda comune, ma con la pratica delle varianti che favorisca gli interscambi. Vorrei concludere richiamando la costante interazione tra la dimensione globale e locale della vita contemporanea da cui il neologismo \u201cglocale\u201d che Giacomo Marramao collega all\u2019identit\u00e0 personale: ciascuno di noi \u00e8 un \u2018S\u00e9 multiplo\u201d, \u2018una cavea in cui riecheggiano le voci delle esperienze, degli incontri, delle diverse tradizioni che hanno costituito quel soggetto, che interpreta e conosce s\u00e9 stesso confrontandosi con una pluralit\u00e0 di ragioni\u2019\u201d.<\/p>\n<p><strong>Professor Soi:<\/strong><\/p>\n<p>\u201cDobbiamo vedere il punto debole in prospettiva. Immaginando una realt\u00e0 molto ricca dovremmo fare i conti con la sovrappopolazione e con i limiti delle risorse di un isola. Cos\u00ec come fa Malta. I nostri punti di forza sono invece un consumo interno, oggi inesistente, che rifiorirebbe all\u2019istante e una grande agilit\u00e0 con cui rispondere alle crisi economiche del mondo. L\u2019Irlanda, il cui processo di indipendenza le ha permesso di tirar su la pi\u00f9 grande compagnia d&#8217; aerei europea mentre noi a malapena riusciamo a salire su navi o aerei che non sono neanche nostri, \u00e8 riuscita a venir fuori dall\u2019ultima crisi del 2008 perch\u00e9 ha una grandissima agilit\u00e0 rispetto a grandi Stati che sono un po\u2019 come \u201cpetroliere in un lago\u201d. Non contano n\u00e9 l&#8217;estensione n\u00e9 il numero, \u00e8 importante invece la capacit\u00e0 di comprendere la complessit\u00e0 del mondo, il coraggio ed il cuore. La nostra terra \u00e8 ricchissima e piena di potenzialit\u00e0, non \u00e8 una terra povera n\u00e9 di beni materiali n\u00e9 immateriali. \u00c8 tutto, in altre parole, in mano a noi Sardi\u201d.<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: right;\">di Michele Dessena e Francesco Ledda<\/p>\n<\/blockquote>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A questa domanda, da secoli, i nostri antenati hanno dato la loro risposta, non sempre unitaria e lineare. Ancora oggi il dibattito, la riflessione e l\u2019approfondimento su questi temi, cos\u00ec attuali per la nostra Isola, sono tutt\u2019altro che conclusi. 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