Matto come un cavallo

Quel mitico giorno di cinquant’anni fa un cavallo blu di cartapesta, pieno di lettere scritte dai matti di Trieste, abbatteva i cancelli del manicomio

Quel mitico giorno di cinquant’anni fa era domenica e un cavallo blu di cartapesta, pieno di lettere scritte dai matti di Trieste, abbatteva i cancelli del manicomio per sfilare nelle vie cittadini. Lo chiamarono Marco Cavallo. Per la prima volta i matti si facevano vedere dai non matti, e non se ne vergognavano. Il merito era di Franco Basaglia, un po’ matto pure lui, che coltivò la sana follia di pensare che tutti hanno diritto di stare al mondo con dignità. Da allora, periodicamente, quel cavallo di Troia, simbolo dei folli, degli emarginati, degli strani, insomma dei diversi, va in giro per le città italiane ad abbattere muri, barriere, ostacoli.

Ieri mattina, grazie all’Associazione Pantarei, le classi 4A, 3D e 5O del nostro Liceo, accompagnati dai docenti Orietta Sanna, Cinzia Siddi, Antonella Sanna e Gabriella Brau, hanno partecipato al corteo di studenti, cittadini, professionisti, insegnanti per ricordare la domenica del 1973.

Dal Centro di salute mentale, dove è stato demolito un finto cancello, una carovana lunghissima si è mossa per le strade per ricordare a tutti che il confine tra salute e malattia, normalità e devianza è più labile di quanto siamo disposti a credere. Lungo il cammino le letture di Beppe dell’Acqua si sono intrecciate con l’intervento di alcuni artisti.

Giunti al teatro Melis gli studenti hanno seguito “La voce dentro”, una performance che racconta la salute mentale attraverso musica, parole e danza. Al termine l’intervento testimonianza dello psichiatra Peppe dell’Acqua.

Una mattinata intensa e ricca di emozioni e di vita!